Il dramma e il dolore delle vittime dello tsunami hanno risvegliato un immenso slancio di solidarietà. Proprio così, è necessario dare, subito, e tutti l'hanno compreso. Le associazioni e le istituzioni umanitarie hanno raccolto in qualche giorno più di quanto non abbiano fatto i governi, in particolare quello del pase più ricco del mondo….I sogni di profitto e di potenza quanto appaiono vani a confronto del dolore e della miseria delle vittime! Non dovrebbe essere questa l'occasione per tutti gli abitanti del mondo di prendere coscienza che siamo tutti sulla stessa barca?
Un'organizzazione mondiale di prevenzione e soccorso
Questa catastrofe ci chiama a riflettere, la nostra bussola deve orientarsi verso la « sicurezza dell'uomo » e l'equipaggio che conduce questa imbarcazione deve essere efficiente e democratico. Questo ruolo non può che essere quello dell'ONU, cui spetta la messa in opera di una politica mondiale di prevenzione delle catastrofi e di coordinazione dei soccorsi. Se così non fosse, il rischio sarebbe quello di assistere a una pietosa «concorrenza umanitaria ». Ma l'ONU deve anche avere dei reali mezzi con cui agire. Quest'anno, sono stati spesi 975 miliardi di dollari (di cui 470 agli Stati Uniti) per preparare le guerre e per il mantenimento di eserciti spropositati.
Di fronte al dramma dell'Asia afflitta, la ragione ci impone di scegliere di salvare vite, e non di preparare nuovi massacri.
Il precedente di un anno fa della catastrofe di Bam, in Iran, deve restare nelle nostre memorie : 1 miliardo di aiuti pubblici annunciati, 17 milioni ricevuti. In Asia è stata dichiarata una guerra : quella contro la miseria, l'afflizione e la disperazione delle vittime. Noi, cittadini del mondo, faremo il massimo, ma i governi devono assumersi le loro responsabilità :
Che attribuiscano immediatamente l'1% delle spese militari previste per il 2005 a vincere questa guerra contro l'orrore.
Una riduzione del 20% delle spese militari mondiali basterebbe a garantire a ogni individuo i propri fondamentali diritti al cibo, alla salute, a una casa, all'istruzione. Per la maggior parte dei paesi colpiti, questa catastrofe avviene proprio nel cuore di un'altra catastrofe, di minore impatto mediatico, ma certamente più micidiale : ovvero quella dell'immensa miseria dell'Indonesia, dell'India e dello Sri Lanka. Il debito per un anno dei cinque paesi devastati, ossia 32 miliardi di dollari, supera da solo le somme necessarie alla ricostruzione. Mentre si sollevano i dibattiti sulla questione della moratoria, si dovrebbe decidere per l'annullamento puro e semplice del debito. Le modalità esistono già : riduzione delle spese militari, attribuzione dello 0,7% del PIL dei paesi ricchi allo sviluppo, tassazioni sugli spostamenti di capitali….
La Francia potrebbe dare il buon esempio : un congelamento immediato dei programmi sulle armi nucleari basterebbe a disimpegnare 20 miliardi di euro. Che segno di pace e di solidarietà che potrebbe dare !
In questo inizio di millennio, impegnamoci a fare del nostro meglio per vincere la miseria e inventare una nuova cultura, una cultura di solidarietà, di prevenzione delle guerre e delle catastrofi, della sicurezza umana, una cultura di pace.
Dichiarazione del Bureau National del Mouvement de la Paix
Saint-Ouen, 10 gennaio 2005 |